Online Retreat Weeks
(1) Prima settimana di ritiro

Reflections for the week

JRS Ritiro on-line: Giorno 1 – Una solida base: divenire liberi di amare
lunedì, novembre 01, 2010
Washington DC, 1 novembre 2010 – Nella sua poesia ''La grandezza di Dio'', Gerard Manley Hopkins, poeta gesuita del 19° secolo, scriveva come, a dispetto di ogni sforzo dell'uomo per mascherare e sfigurare la divina presenza nel nostro mondo, ''vive in fondo alle cose la freschezza più cara''. La vivida immagine di Dio non viene meno neppure nella più profonda oscurità. La Carta dei Rifugiati stilata dai gesuiti conferma questa visione laddove afferma che ''Accompagnare i rifugiati è affermare che Dio è presente nella storia dell'uomo, anche negli episodi più tragici''.
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JRS ritiro on-line: Giorno 2 – I rifugiati in un mondo di conflitti e violenza
martedì, novembre 02, 2010
Roma, 2 novembre 2010 – Quanto appare bello questo nostro mondo visto in prospettiva dallo spazio! L'abbondanza delle terre, di acqua e aria, di minerali ed energia, di foreste e colture agricole, tutto sembra in grado di offrire sostentamento all'intera umanità che lo popola. Ci ricorda come Dio, nel primo capitolo della Genesi, posa il suo amorevole sguardo sulla sua creazione e ''vede che è cosa buona''. Al nostro sguardo appare un mondo estremamente diversificato in termini di colori, di vegetazione, di esseri viventi, per non dire tra uomini e donne di lingue e culture le più varie. Dai confini dello spazio, tuttavia, non riusciamo a vedere i limiti e le divisioni che connotano il nostro mondo.
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JRS ritiro on-line: Giorno 3 – Rifugiati persi nelle grandi città
mercoledì, novembre 03, 2010
Johannesburg, 3 novembre 2010 – Oggi, oltre la metà dei rifugiati esistenti al mondo vive in affollate aree urbane piuttosto che in campi rifugiati tradizionalmente disposti a grande distanza dai principali agglomerati umani. Il giovane zimbabwano Danisa è uno dei cosiddetti ''rifugiati urbani''. Poco tempo fa, si è presentato al nostro ufficio di Pretoria chiedendo del denaro per poter avviare un'attività di barbiere. Dopo un colloquio, uno dei nostri gli ha acquistato delle forbici, una sedia, uno specchio e un bacile: questa sarebbe stata la sua bottega. Ci siamo dati da fare con lui per ottenere una licenza che gli consentisse di svolgere l'attività legalmente, evitandogli così in linea di massima spiacevoli incidenti con la polizia. Ciò non toglie che era comunque esposto a possibili rapine.
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JRS ritiro on-line: Giorno 4 – Mine terrestri: una ferita al cuore di Dio
giovedì, novembre 04, 2010
Phnom Penh, 4 novembre 2010 – Lo scorso 12 agosto sul mio cellulare è giunta una telefonata urgente da parte di Sok Eng, primo coordinatore del nostro programma JRS a Banteay Meanchey (Cambogia): ''Sorella, mi trovo all'ospedale di Mongkul Borey con Sok Eim che è stato ferito gravemente da una mina. La sua è una storia incredibilmente triste. Potrebbe fare qualcosa per dargli un po' di speranza?''
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JRS ritiro on-line: Giorno 5 – Un mondo bisognoso di riconciliazione
venerdì, novembre 05, 2010
Washington DC, 5 novembre 2010 – Della sua uccisione si sa poco: nessuno dei quattro messicani era armato, tuttavia per un qualche motivo l'agente si è sentito minacciato dal gruppo di migranti. Possiamo soltanto dedurre che Francisco e i suoi fratelli erano terrorizzati alla vista dell'agente che simbolizzava la fine di tutti i loro sogni e le loro speranze. Senz'altro l'agente si è sentito minacciato dai giovani che nulla garantiva non fossero dei criminali, spacciatori di droga o terroristi. Immagino che ciò che è successo sul confine in quella fredda giornata di gennaio sia stato semplicemente l'esito di una barriera distruttiva di incomprensione, discriminazione, paura. Tanto il giovane messicano quanto l'agente sono divenuti inconsapevoli vittime di un sistema migratorio sbagliato. Due giorni dopo l'uccisione di Francisco ho celebrato Messa in un centro di detenzione a nord di Tucson. In sacrestia ho incontrato i due fratelli di Francisco, affranti e frastornati piangevano silenziosamente e pregavano per il fratello morto.
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JRS ritiro on-line: Giorno 6 – Il figliol prodigo: perdono e ritorno dall’esilio
sabato, novembre 06, 2010
Abidjan, 6 novembre 2010 – Verso gli anni '90, alcuni cittadini dei paesi dell'Africa subsahariana tentarono di appropriarsi del potere con la forza, poiché ritenevano di essere stati lesi nella ridistribuzione dei profitti derivanti dalle risorse naturali comunque provenienti dalla loro regione. Fallito il loro tentato colpo di Stato, sulla regione si abbatté una forte ondata repressiva che per numerose persone fu causa di morte o di esilio. Dopo molti anni di sofferenze,riflessioni e negoziati, molti rifugiati hanno fatto ritorno nel loro paese, e vi sono stati bene accolti. In loro onore sono state organizzate numerose celebrazioni e alcuni di essi sono stati chiamati a partecipare a governi di unità nazionale: non ritrovavano solo il proprio paese e i familiari, ma li riscoprivano sotto una nuova luce, trasfigurati su una nuova terra, sotto nuovi cieli e con un cuore nuovo. Chi invece non è riuscito a perdonare, è rimasto in esilio dal proprio paese, preferendo una vita da apolide.
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JRS ritiro on-line: Giorno 7 – Crescere nella tenerezza
domenica, novembre 07, 2010
Madrid, 7 novembre 2010 – Non c’erano più scuse plausibili. Da ormai troppo tempo i bimbi dell’asilo del campo scorrazzavano ovunque, senza controllo, durante l’intervallo della ricreazione. Lo avevamo sottolineato già in diverse occasioni: durante la pausa gli alunni dovevano rimanere sotto il controllo delle loro insegnanti. Spettava a loro proporre giochi e impedire che finissero in strada. Solo la settimana prima alcuni bambini si erano aggrappati alla ruota di scorta dell’automobile dell’UNHCR, mentre percorreva la salita che porta alla scuola. Uno dei piccoli era scivolato e si era rotto una gamba.
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JRS ritiro on-line: Giorno 8 – La vita è più forte della morte
lunedì, novembre 08, 2010
Barcellona, 8 novembre 2010 – Ho ben vivido davanti ai miei occhi uno dei tanti campi per rifugiati ruandesi nella regione dei Kivu, nel 1995. Erano fuggiti dal loro paese, il Ruanda, per non essere uccisi. Avevano abbandonato tutto quel che avevano e portato con sé il poco che riuscivano a trasportare sulla testa o sulle spalle.
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