Campo profughi, Mae Hong Son, Thailandia del norte
Come una scuola può divenire molto più che un luogo dove imparare

Si può affermare che, in modi diversi, la vulnerabilità e il bisogno di protezione definiscano l’esperienza dei rifugiati. Sono questi due fattori che spingono inizialmente gli individui a cercare rifugio lontano dalle proprie case ; e qualunque sia la ragione per cui fuggire, lo stesso bisogno di protezione continua anche dopo la fuga. Fornendo istruzione ai bambini, così come agli adulti, aiutiamo i rifugiati ad acquisire gli strumenti necessari per proteggere se stessi e gli altri dai pericoli tipici delle popolazioni vulnerabili.

L’educazione è senza dubbio uno strumento che apre delle porte, espone le persone a nuove idee e le aiuta a prendere decisioni più consapevoli e informate. Inoltre, nel momento in cui gli individui fanno parte di un sistema più ampio, come una scuola, sono visibili a un maggior numero di persone. Un bambino o una donna che subiscono abusi o vengono trascurati verrebbero notati subito dal loro insegnante.

Quello che è accaduto ad Ah Wah (nome di fantasia), bambino di nove anni, in uno dei campi profughi sul confine nordoccidentale tra Birmania e Thailandia, nei pressi della città di Mae Hong Son, è un chiaro esempio di come l’educazione possa aiutare a proteggere i più vulnerabili. Ah Wah è orfano a causa dell’AIDS, ed è lui stesso sieropositivo. Sta partecipando a un programma di educazione di sostegno in una delle scuole elementari del campo.

Benché tecnicamente non rientri nella definizione classica di uno studente che ha bisogno di accompagnamento speciale, vi è così tanta disinformazione e paura rispetto all’AIDS che solo di recente Ah Wah ha potuto iniziare la scuola. Se non fosse stato per il programma di educazione di sostegno, difficilmente avrebbe ricevuto alcun tipo di istruzione.

Quando Ah Wah ha cominciato a venire a scuola sempre più spesso affamato, sporco e con delle ferite, la sua maestra ha iniziato a preoccuparsi, ha tenuto la situazione sotto osservazione e si è recata in visita alla casa dove lui viveva con i nonni. Dalla visita è emerso che i nonni non gli davano la razione speciale di cibo che gli veniva fornita tramite l’assistenza di una ONG. L’insegnante ha avuto inoltre l’impressione che Ah Wah non ricevesse le attenzioni necessarie, e si è preoccupata del fatto che i nonni usassero violenza verbale nei suoi confronti, chiamandolo stupido e pigro anche in sua presenza.

Resasi conto che la situazione non migliorava, si è preoccupata al punto da ritenere opportuno discutere della situazione con qualcuno. Si è così organizzato un incontro fra i capi delle comunità del campo, il corpo insegnante e le ONG coinvolte per discutere la situazione di Ah Wah. Alla fine il bambino è stato mandato a casa di uno zio, peraltro molto felice di accoglierlo. Ora continua a frequentare il programma di istruzione speciale alla scuola elementare, e viene seguito bene sia a casa che a scuola. La partecipazione di Ah Wah al programma scolastico gli ha fornito quel legame essenziale che gli ha consentito di ricevere il supporto e la protezione di cui aveva disperatamente bisogno.

Naturalmente il bisogno di protezione non è esclusivo dei campi profughi e di chi vi risiede, tuttavia, qui il grado di vulnerabilità e il bisogno di protezione è comunque differente. L’istruzione è parte di un circuito protettivo, mantiene le persone in contatto, le fa emergere e le coinvolge in qualcosa di positivo.

Rivers Marie Kelle, coordinatore del programma di istruzione, JRS Thailandia

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